Tutti i cuccioli hanno bisogno della loro mamma. Ma nei cuccioli d’uomo, a causa della necessità fisiologica evolutiva di nascere ad uno stadio di sviluppo non ancora del tutto completo, questo bisogno è ancora più grande.
In particolare, i primi 9 mesi, quelli che intercorrono tra la nascita e la fine dell’esogestazione, sono delicatissimi per imprimere nel neonato sensazioni di benessere e sviluppare un adeguato attaccamento.
L’alto contatto rappresenta la risposta più adeguata al naturale bisogno infantile di sentirsi protetto e al sicuro: tenere il proprio bimbo in braccio, avvolgerlo in una fascia portabebè, tenerlo a dormire vicino a se, asseconda la necessità del bambino di vedere soddisfatte le sue esigenze primarie.
I genitori che scelgono di seguire uno stile di maternage così detto “ad alto contatto”, hanno come caposaldo delle loro scelte il totale benessere del bambino e l’assecondamento dei suoi bisogni primari. Che nel lungo periodo porterà benefici essenziali.
Tre punti appaiono fondamentali per comprendere meglio cosa sia la genitorialità ad alto contatto, al di là delle azioni intraprese nel quotidiano:
1- I vizi non esistono.
Quelli espressi dal neonato sono bisogni. Di vicinanza, di protezione, di calore, di sicurezza. Le braccia dei genitori sono perfette per rassicurare, di giorno e di notte. E più questi bisogni vengono accolti, più i bambini cresceranno sicuri di sé ed indipendenti.
2- Rispetto, rispetto, rispetto!
I bambini, per quanto piccoli, sono esseri umani. E in quanto tali vanno rispettati. Solo mettendoci umilmente in ascolto riusciremo ad accompagnare i bambini in un sano e soddisfacente percorso di crescita, aiutandoli a sviluppare le loro energie creative e le loro competenze innate.
3- “Amore” significa “Sicurezza”
Il bambino nei primi anni di vita costruisce in maniera concreta la propria immagine di sé, sulla base dell’immagine che gli trasmettono gli altri.
Se un bambino cresce nell’amore e nel rispetto sarà più sicuro di se e pronto ad accogliere l’altro.
Attenzione perciò anche alle parole usate: un bambino “cattivo” si convincerà di esserlo davvero e si adatterà all’immagine che gli restituiamo.